POWER YOGAHATHA YOGA5 TIBETANIKUNDALINI YOGAYOGA NIDRAMEDITAZIONE


 

Il PowerYoga deriva dall’Asthanga yoga, uno yoga dinamico al quale sono state tolte o modificate alcune posizioni non adatte al buon funzionamento del corpo umano. Le prime modifiche allo yoga codificato da Patanijali nel 200 a. C., furono apportate da B.K.S. Iyengar intorno al 1954 quando iniziò ad insegnare, il suo è stato l’inizio dell’evoluzione dello yoga.

Il Power Yoga è nato negli U.S.A. negli anni ’80 da Beryl Bender Birch e per “testarlo” è stato utilizzato dal New York Road Runners Club, ora fa parte del loro programma ufficiale. Dagli 8 stadi dello Yoga codificati da Patanjiali, il PowerYoga prende gli Asana (posizioni), il Pranayama (respirazione), il Dharara (concentrazione), il Dhyana (la contemplazione profonda o meditazione).
Da una mia personale costante ricerca del benessere e di “una serenità contaminata da attimi di felicità”, nasce la mia visione dello yoga o meglio del PowerYoga: una miscellanea ben calibrata tra il “dinamismo” dell’Asthanga Yoga, la “fermezza” dell’Hatha Yoga, il “respiro di fuoco” della Kundalini Yoga e la “forza dell’azione” del Kriya Yoga. Attraverso una pratica costante e al controllo del respiro la mente si quieta, aumenta la consapevolezza del nostro corpo, di come si muove e dei suoi limiti che impariamo a superare diventando più elastici, forti e resilienti. L’energia vitale (Prana) potrà così fluire nuovamente senza ostacoli portando armonia tra corpo mente.

Quando l’oggetto della meditazione assorbe chi medita, apparendo come soggetto, si perde la consapevolezza di se stessi. E’ il Samadhi
(Patanijali, Yoga Sutra III.3)
Da una visione occidentale di una pratica costante di esercizi ginnici, il corpo migliorerà in flessibilità, forza, potenza ed equilibrio, riportando la colonna vertebrale ad una postura corretta (o più corretta possibile), perché se la colonna vertebrale è sana ne traggono beneficio sia il corpo che la mente (da qui nasce l’idea geniale del  Signor Pilates che creò il metodo da lui chiamato “Controlgy”, conosciuto ora in tutto il mondo come “metodo Pilates”).

Lungo tutta la colonna vertebrale (per la precisione in corrispondenza della vertebra sacrale, dell’ottava,della settima e della terza dorsale), troviamo  5 chakra mentre gli ultimi due sono all’altezza della ghiandola pineale e del plesso pituitario. Questi sono i 7 chakra principali (in realtà sono migliaia, non vi è un punto del corpo che non che non funga da sensore per la ricezione, la trasformazione e la trasmissione di energia; come del resto sono migliaia i sensori che trasmettono gli impulsi ai neuroni).  Nello shiatsu i chakra corrispondono a dei punti fissi lungo i meridiani (i “12 fiumi che scorrono nel nostro corpo”), nell’agopuntura e nella moxa ai punti di repere. Ad ogni chakra corrispondono un colore, un mantra e uno yantra fondamentali per la riattivazione dello stesso, un elemento e una o più parti del corpo, di organi e di ghiandole.

 

I principi del Power Yoga:

  1. scaldare i muscoli prima di allungarli;
  2. fare stretching non equivale a scaldarsi;
  3. forza e respiro, non la gravità, sviluppano la flessibilità;
  4. gli sport non ci tengono in forma, ce la fanno perdere (ma sono divertenti);
  5. ogni infortunio sportivo deriva da un disequilibrio strutturale e muscolare;
  6. le irregolarità strutturali e il disequilibrio muscolare non si creano da soli;
  7. persino il ferro si piega se riscaldato;
  8. interrompere una sessione non provoca un disequilibrio;
  9. non importa quanto tu sia capace in quello che fai, quando inizi qualcosa di nuovo devi darti tempo di imparare.

 

ASANA E PRANAYAMA

Nel Power Yoga si praticano gli Asana (posizioni) e Pranayama (respirazione) .

Asana” significa fermezza del corpo, saldezza intellettiva e buona disposizione di spirito. Si acquisisce la perfezione in un’asana quando, attraverso un corretto respiro, cessa lo sforzo per realizzarla e si raggiunge l’essere infinito che è in noi.

Il “Pranayama” è invece la regolazione del flusso dell’espirazione e dell’inspirazione unito a pratiche di ritenzione. E’ composto da tre movimenti: una prolungata e delicata inspirazione, un’esalazione, e una ritenzione. Ognuna di queste funzioni vanno regolate nel tempo in base alla situazione specifica.